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La regione geografica nota come Albania, crogiuolo di razze e
ponte tra l'oriente e l'occidente, fu, di volta in volta, colonia
romana, bizantina e turca, subendo l'influenza ed assimilando
leggi, costumi e religione di ciascun occupante.
Fu cristiana durante il lungo periodo di occupazione romano-bizantina.
Si convertì all'islam, allorché fu occupata dai Turchi.
A Greci si venera il culto della Madonna dei Caroseno. Sicuramente
il culto fu importato in Italia dai nostri antenati, allorché
abbandonarono la loro terra per sfuggire al dispotismo turco.
Il primo problema che dovremo porci è il seguente: l'attributo
"caroseno" dato alla Madre di Dio, è termine di lingua
albanese o turca?
E noto che nell'idioma turco il termine "caru"
si traduce con "nero" e "seno" che significa?
Il problema è la sua esatta traduzione, sia se proveniente dall'idioma
turco che da quello albanese.
Forse la soluzione potrebbe risiedere nella diversità di idioma
poiché, mentre nella madrepatria albanese, esprimendosi nella
loro lingua naturale, sarebbe possibile capirne il significato,
è probabile che noi, albanesi di Italia, per deformazioni subite
dal termine nel corso dei secoli, pur conservandolo non siamo
capaci di tradurlo convenientemente. E' stata interessata per
questo l'Ambasciata della Repubblica di Turchia in Roma, senza
risultato. E' stata interessata l'Amministrazione Comunale di
Caroseno, paese albanofono in provincia di Taranto, anche in questa
circostanza senza risposta.
Per stabilire con certezza l'etimologia dei termine "caroseno",
conferito alla Madonna, sarà necessario approfondire gli studi
in materia. Infatti non è condivisibile e francamente assurdo
che, come detto con sbrigativa superficialità da uno pseudo cultore
delle nostre origini e dei nostro idioma, che il termine possa
derivare dalla ibrida unione di due parole, provenienti, tra l'altro,
da lingue diverse e cioè: "caro" = "cau" (bue,
manzo, ma in quale lingua - albanese, turco, inglese?) e "sinus"
(dal latino? golfo, seno marino) e per conseguenza: Madonna del
Golfo dei buoi.
E francamente assurdo! E la storia dell'ultima fase di
vita dell'impero romano ed il sorgere dell'impero bizantino prima
ed ottomano poi, potranno darci ragione.
Diocleziano, imperatore romano, spinto dalla esigenza di difendere
i sempre più valicabili confini dell'impero, associò al trono
un collega, conferendogli il titolo di "Augusto" e subordinò
a questo nuovo imperatore ed a se stesso, che conservò intatto
il suo potere, due ulteriori potestà politiche ed amministrative
cui fu conferito il titolo di "Cesare".
Questo atto, formalmente e sostanzialmente, divide l'impero di
Roma in due parti politiche e geografiche effettive e distinte:
quella occidentale che non ebbe più come capitale Roma e che,
con alterne fortune, cadde sotto i colpi dei barbari nell'anno
476 e quella orientale che ebbe come capitale Bisanzio e che sopravvisse
all'impero d'occidente per oltre un millennio, cadendo, infine,
per la solita invasione barbarica delle genti provenienti dalle
steppe dell'Asia Centrale.
A sua volta Costantino il Grande, convinto che i destini dell'impero
si giocassero sullo scacchiere orientale, dopo aver sopraffatto
i propri avversari, trasferì la capitale di tutto l'impero, unificato,
a Bisanzio che già lo era della parte orientale e che assunse,
in onore dell'imperatore, il nome di Costantinopoli e raggiunse,
in seguito, una posizione tanto preminente che perse, nel tempo,
il proprio nome, chiamandosi unicamente la Città", infatti
dal greco eis ten polin (eis ten polinin città) uscì il nome di
Istanbul.
Durante il regno di Costantino l'unione tra oriente ed occidente
era ancora sostanzialmente stabile e tale si mantenne sino alla
morte dell'imperatore Teodosio che, prima di morire, regolò la
successione tra i suoi figli, assegnando l'occidente al figlio
Onorio e l'oriente al figlio maggiore Arcadio, suggellando definitivamente
la divisione dell'impero tra due entità distanti, diverse politicamente,
economicamente e geograficamente. Nonostante la definitiva frattura
politica, la lingua dell'impero d'oriente e questo sino alla morte
dell'imperatore Giustiniano, fu la lingua latina. In latino venivano
redatti gli atti ufficiali, venivano promulgate le leggi, in latino
si discutevano gli affari di stato. Ma, dopo la morte di Giustiniano,
prese il sopravvento la lingua greca che, già parlata comunemente
dal popolo, divenne lingua ufficiale dell'impero.
E noto che da Costantino in poi la religione ufficiale
dell'impero fu la religione cristiana. Veniva venerata la Santissima
Trinità e, alla stregua delle decisioni assunte nel Concilio Ecumenico
di Efeso, si iniziò a venerare il culto di Maria, definita "Madre
di Dio". La Chiesa Cristiana di Oriente, già in crisi con
la Chiesa di Occidente sin dal 484 per lo scisma di Acacio; in
ulteriore rottura intorno alla metà dei IX secolo, allorché fu
nominato patriarca Fozio che entrò in contrasto con il Papa Nicola
I; dilaniata definitivamente dallo scisma di Michele Cerulario,
nell'anno 1054, per forti ed insuperabili contrasti politici,
dogmatici e di supremazia con il Soglio di Pietro, occupato in
quegli anni dal Papa Leone IX, aveva dedicato la città di Costantinopoli
al culto della Vergine Maria, patrona e protettrice della città
imperiale. Non a caso le più belle chiese della capitale erano
dedicate al culto della Madre di Dio.
Questo breve "excursus" non può tralasciare di rammentare
che Costantinopoli fu costantemente minacciata dai Turchi che,
nell'anno 1071, dopo la vittoriosa battaglia di Manzicerta, penetrarono
definitivamente in Anatolia, stanziandosi stabilmente nella regione
tanto che Murad I, nell'anno 1361, poté elevare al rango di capitale
del potentato turco la città di Adrianopoli (in turco Edirne).
Il popolo turco, lottando aspramente e con alterne fortune con
i bizantini, finì col provocare lo sfacelo definitivo dell'impero
Romano d'Oriente compiutosi nell'anno 1453 con la caduta di Costantinopoli
nelle mani del sultano turco Maometto II.
Se la storia e le sue aride ma immodificabili date non sono un
fenomeno irrilevante, significa che Skanderbeg non ebbe contatti
né assidui, né occasionali con i bizantini, con la loro lingua
e la loro cultura, benché condividesse la loro religione, divenuta,
con l'Editto di Costantino, religione di Stato per tutte le terre
dell'impero romano. Ebbe, invece, il nostro eroe nazionale assidui
contatti con i Turchi dei quali fu ostaggio dal 1415 al 1443,
allorché, con una fuga, fece ritorno in Albania. Il suo ritorno
in patria fu anteriore di ben dieci anni alla conquista di Costantinopoli
da parte dei Turchi e, quindi, sembra impossibile, né storicamente
provabile, la leggenda secondo la quale l'eroe albanese trafugò
l'immagine della Madonna dei Caroseno da Costantinopoli, città
che, forse, non conobbe mai poiché, in qualità di ostaggio, dimorò
ad Adrianopoli e mai a Costantinopoli.
Può, dunque, presumersi validamente che il culto della immagine
sia stato esportato dall'Ocidente Cristiano, ma è plausibile ritenere
che possa essere stato Skanderbeg che, vale la pena rammentarlo
per l'ennesima volta, non ebbe contatti con i bizantini e che
si era convertito alla religione islmica?
Che il culto della Madonna fosse oggetto di venerazione in Albania
è ipotesi plausibile, laddove la Vergine era chiamata, come in
tutta la cristianità, Santa Maria (in albanese Scent Marj, deformato,
nella parlata corrente, in Scent Bri, provocando confusione nella
traduzione Italiana poiché questo ultimo termine suona, letteralmente
alla traduzione, Santo Corno, facendo presumere potesse trattarsi
dei culto, mutuato dalla tradizione pagana, della dea dell'abbondanza
poiché nella liturgia pagana della Fertile Mezzaluna l'abbondanza
era raffigurata con un corno pieno di prodotti agricoli ed alimentari).
Dunque la venerazione per la Madonna dei Caroseno non è culto
mutuato dal paganesimo (veramente un briciolo di maliziosità mi
suggerisce questa ipotesi come proponibile, considerato che, non
appena gli albanesi di Greci passarono dal rito greco cattolico
e quello romano cattolico, l'Arcidiocesi di Benevento pensò bene
di elevare a patrono dei paese l'Apostolo Bartolomeo, pur consentendo
la conservazione dei culto della Vergine dei Caroseno); ma potrebbe
essere stato importato dall'Oriente o potrebbe essere culto indigeno.
Personalmente propendo per la ipotesi di culto proveniente dall'Oriente
non fosse altro perché la moglie dell'eroe albanese era bizantina
e di religione ortodossa e, quando al seguito dei consorte, mise
piede in Albania, è plausibile che possa aver, lei e solo lei
-Andronica Comneno- portato il culto e l'immagine della Vergine.
E che significa "caroseno"? un luogo geografico?, una
qualità?, un attributo? Potrà essere tutto questo o l'esatto contrario,
ma, certamente, non potrà essere l'effetto dell'ibrido menzionato
in esordio per diverse motivazioni. La prima di natura filologica
per la quale le parole composte non sono mai effetto di unione
di vocaboli provenienti da lingue diverse. In secondo luogo perché,
pur volendo accreditare la leggenda della furtiva traslazione
dell'immagine da Costantinopoli in Albania, se la lingua latina
non era più lingua ufficiale dell'impero romano d'oriente già
dal IV secolo, come avrebbe potuto esserlo all'epoca di Skanderbeg,
ostaggio dei Turchi, consentendo di unire artificiosamente due
vocaboli di lingue diverse ("caru" = "cau"
e "sinus") per dar vita all'appellativo Caroseno? Sarebbe
parzialmente plausibile se il termine "sinus" fosse
di origine greca, lingua ufficiale dell'impero d'Oriente, ma non
è possibile trattandosi di vocabolo di lingua latina, idioma non
più parlato da dieci secoli in Costantinopoli.
Infine, chi potrà provare che Skanderbeg era stato in Costantinopoli,
prima o dopo la fuga dai Turchi? Se questo non è provabile, non
è neanche accettabile la leggenda della trafugazione.
Insomma la Madonna dei Caroseno è culto albanese o importato?
Che significa il termine "Caroseno"? sarà opportuno
effettuare più minuziose ricerche perché il termine "Caroseno",
da cui, si dipartono tutti i nostri dubbi, possa trovare la sua
esatta etimologia e la sua esatta traduzione, senza avventurismi,
senza pretenzione ma con tanto lavoro di ricerca e tanta umiltà
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