Storie di Martiri di Santi e di Eroi Cap. 3

 

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La Madonna del Caroseno

La regione geografica nota come Albania, crogiuolo di razze e ponte tra l'oriente e l'occidente, fu, di volta in volta, colonia romana, bizantina e turca, subendo l'influenza ed assimilando leggi, costumi e religione di ciascun occupante.

Fu cristiana durante il lungo periodo di occupazione romano-bizantina. Si convertì all'islam, allorché fu occupata dai Turchi.

A Greci si venera il culto della Madonna dei Caroseno. Sicuramente il culto fu importato in Italia dai nostri antenati, allorché abbandonarono la loro terra per sfuggire al dispotismo turco.

Il primo problema che dovremo porci è il seguente: l'attributo "caroseno" dato alla Madre di Dio, è termine di lingua albanese o turca?

E’ noto che nell'idioma turco il termine "caru" si traduce con "nero" e "seno" che significa? Il problema è la sua esatta traduzione, sia se proveniente dall'idioma turco che da quello albanese.

Forse la soluzione potrebbe risiedere nella diversità di idioma poiché, mentre nella madrepatria albanese, esprimendosi nella loro lingua naturale, sarebbe possibile capirne il significato, è probabile che noi, albanesi di Italia, per deformazioni subite dal termine nel corso dei secoli, pur conservandolo non siamo capaci di tradurlo convenientemente. E' stata interessata per questo l'Ambasciata della Repubblica di Turchia in Roma, senza risultato. E' stata interessata l'Amministrazione Comunale di Caroseno, paese albanofono in provincia di Taranto, anche in questa circostanza senza risposta.

Per stabilire con certezza l'etimologia dei termine "caroseno", conferito alla Madonna, sarà necessario approfondire gli studi in materia. Infatti non è condivisibile e francamente assurdo che, come detto con sbrigativa superficialità da uno pseudo cultore delle nostre origini e dei nostro idioma, che il termine possa derivare dalla ibrida unione di due parole, provenienti, tra l'altro, da lingue diverse e cioè: "caro" = "cau" (bue, manzo, ma in quale lingua - albanese, turco, inglese?) e "sinus" (dal latino? golfo, seno marino) e per conseguenza: Madonna del Golfo dei buoi.

E’ francamente assurdo! E la storia dell'ultima fase di vita dell'impero romano ed il sorgere dell'impero bizantino prima ed ottomano poi, potranno darci ragione.

Diocleziano, imperatore romano, spinto dalla esigenza di difendere i sempre più valicabili confini dell'impero, associò al trono un collega, conferendogli il titolo di "Augusto" e subordinò a questo nuovo imperatore ed a se stesso, che conservò intatto il suo potere, due ulteriori potestà politiche ed amministrative cui fu conferito il titolo di "Cesare".

Questo atto, formalmente e sostanzialmente, divide l'impero di Roma in due parti politiche e geografiche effettive e distinte: quella occidentale che non ebbe più come capitale Roma e che, con alterne fortune, cadde sotto i colpi dei barbari nell'anno 476 e quella orientale che ebbe come capitale Bisanzio e che sopravvisse all'impero d'occidente per oltre un millennio, cadendo, infine, per la solita invasione barbarica delle genti provenienti dalle steppe dell'Asia Centrale.

A sua volta Costantino il Grande, convinto che i destini dell'impero si giocassero sullo scacchiere orientale, dopo aver sopraffatto i propri avversari, trasferì la capitale di tutto l'impero, unificato, a Bisanzio che già lo era della parte orientale e che assunse, in onore dell'imperatore, il nome di Costantinopoli e raggiunse, in seguito, una posizione tanto preminente che perse, nel tempo, il proprio nome, chiamandosi unicamente la Città", infatti dal greco eis ten polin (eis ten polinin città) uscì il nome di Istanbul.

Durante il regno di Costantino l'unione tra oriente ed occidente era ancora sostanzialmente stabile e tale si mantenne sino alla morte dell'imperatore Teodosio che, prima di morire, regolò la successione tra i suoi figli, assegnando l'occidente al figlio Onorio e l'oriente al figlio maggiore Arcadio, suggellando definitivamente la divisione dell'impero tra due entità distanti, diverse politicamente, economicamente e geograficamente. Nonostante la definitiva frattura politica, la lingua dell'impero d'oriente e questo sino alla morte dell'imperatore Giustiniano, fu la lingua latina. In latino venivano redatti gli atti ufficiali, venivano promulgate le leggi, in latino si discutevano gli affari di stato. Ma, dopo la morte di Giustiniano, prese il sopravvento la lingua greca che, già parlata comunemente dal popolo, divenne lingua ufficiale dell'impero.

E’ noto che da Costantino in poi la religione ufficiale dell'impero fu la religione cristiana. Veniva venerata la Santissima Trinità e, alla stregua delle decisioni assunte nel Concilio Ecumenico di Efeso, si iniziò a venerare il culto di Maria, definita "Madre di Dio". La Chiesa Cristiana di Oriente, già in crisi con la Chiesa di Occidente sin dal 484 per lo scisma di Acacio; in ulteriore rottura intorno alla metà dei IX secolo, allorché fu nominato patriarca Fozio che entrò in contrasto con il Papa Nicola I; dilaniata definitivamente dallo scisma di Michele Cerulario, nell'anno 1054, per forti ed insuperabili contrasti politici, dogmatici e di supremazia con il Soglio di Pietro, occupato in quegli anni dal Papa Leone IX, aveva dedicato la città di Costantinopoli al culto della Vergine Maria, patrona e protettrice della città imperiale. Non a caso le più belle chiese della capitale erano dedicate al culto della Madre di Dio.

Questo breve "excursus" non può tralasciare di rammentare che Costantinopoli fu costantemente minacciata dai Turchi che, nell'anno 1071, dopo la vittoriosa battaglia di Manzicerta, penetrarono definitivamente in Anatolia, stanziandosi stabilmente nella regione tanto che Murad I, nell'anno 1361, poté elevare al rango di capitale del potentato turco la città di Adrianopoli (in turco Edirne). Il popolo turco, lottando aspramente e con alterne fortune con i bizantini, finì col provocare lo sfacelo definitivo dell'impero Romano d'Oriente compiutosi nell'anno 1453 con la caduta di Costantinopoli nelle mani del sultano turco Maometto II.

Se la storia e le sue aride ma immodificabili date non sono un fenomeno irrilevante, significa che Skanderbeg non ebbe contatti né assidui, né occasionali con i bizantini, con la loro lingua e la loro cultura, benché condividesse la loro religione, divenuta, con l'Editto di Costantino, religione di Stato per tutte le terre dell'impero romano. Ebbe, invece, il nostro eroe nazionale assidui contatti con i Turchi dei quali fu ostaggio dal 1415 al 1443, allorché, con una fuga, fece ritorno in Albania. Il suo ritorno in patria fu anteriore di ben dieci anni alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi e, quindi, sembra impossibile, né storicamente provabile, la leggenda secondo la quale l'eroe albanese trafugò l'immagine della Madonna dei Caroseno da Costantinopoli, città che, forse, non conobbe mai poiché, in qualità di ostaggio, dimorò ad Adrianopoli e mai a Costantinopoli.

Può, dunque, presumersi validamente che il culto della immagine sia stato esportato dall'Ocidente Cristiano, ma è plausibile ritenere che possa essere stato Skanderbeg che, vale la pena rammentarlo per l'ennesima volta, non ebbe contatti con i bizantini e che si era convertito alla religione islmica?

Che il culto della Madonna fosse oggetto di venerazione in Albania è ipotesi plausibile, laddove la Vergine era chiamata, come in tutta la cristianità, Santa Maria (in albanese Scent Marj, deformato, nella parlata corrente, in Scent Bri, provocando confusione nella traduzione Italiana poiché questo ultimo termine suona, letteralmente alla traduzione, Santo Corno, facendo presumere potesse trattarsi dei culto, mutuato dalla tradizione pagana, della dea dell'abbondanza poiché nella liturgia pagana della Fertile Mezzaluna l'abbondanza era raffigurata con un corno pieno di prodotti agricoli ed alimentari).

Dunque la venerazione per la Madonna dei Caroseno non è culto mutuato dal paganesimo (veramente un briciolo di maliziosità mi suggerisce questa ipotesi come proponibile, considerato che, non appena gli albanesi di Greci passarono dal rito greco cattolico e quello romano cattolico, l'Arcidiocesi di Benevento pensò bene di elevare a patrono dei paese l'Apostolo Bartolomeo, pur consentendo la conservazione dei culto della Vergine dei Caroseno); ma potrebbe essere stato importato dall'Oriente o potrebbe essere culto indigeno. Personalmente propendo per la ipotesi di culto proveniente dall'Oriente non fosse altro perché la moglie dell'eroe albanese era bizantina e di religione ortodossa e, quando al seguito dei consorte, mise piede in Albania, è plausibile che possa aver, lei e solo lei -Andronica Comneno- portato il culto e l'immagine della Vergine.

E che significa "caroseno"? un luogo geografico?, una qualità?, un attributo? Potrà essere tutto questo o l'esatto contrario, ma, certamente, non potrà essere l'effetto dell'ibrido menzionato in esordio per diverse motivazioni. La prima di natura filologica per la quale le parole composte non sono mai effetto di unione di vocaboli provenienti da lingue diverse. In secondo luogo perché, pur volendo accreditare la leggenda della furtiva traslazione dell'immagine da Costantinopoli in Albania, se la lingua latina non era più lingua ufficiale dell'impero romano d'oriente già dal IV secolo, come avrebbe potuto esserlo all'epoca di Skanderbeg, ostaggio dei Turchi, consentendo di unire artificiosamente due vocaboli di lingue diverse ("caru" = "cau" e "sinus") per dar vita all'appellativo Caroseno? Sarebbe parzialmente plausibile se il termine "sinus" fosse di origine greca, lingua ufficiale dell'impero d'Oriente, ma non è possibile trattandosi di vocabolo di lingua latina, idioma non più parlato da dieci secoli in Costantinopoli.

Infine, chi potrà provare che Skanderbeg era stato in Costantinopoli, prima o dopo la fuga dai Turchi? Se questo non è provabile, non è neanche accettabile la leggenda della trafugazione.

Insomma la Madonna dei Caroseno è culto albanese o importato? Che significa il termine "Caroseno"? sarà opportuno effettuare più minuziose ricerche perché il termine "Caroseno", da cui, si dipartono tutti i nostri dubbi, possa trovare la sua esatta etimologia e la sua esatta traduzione, senza avventurismi, senza pretenzione ma con tanto lavoro di ricerca e tanta umiltà

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