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Come già detto in altra occasione, è noto che a Greci si venera
la Madonna dei Caroseno.
In più di qualche occasione si è tentato, inutilmente, di tradurre
adeguatamente il termine a caroseno" che accompagna il nome
di Maria, Madre di Dio. I risultati sono stati poco soddisfacenti,
poco attendibili e, perlopiù, scoraggianti, in considerazione
dei fatto che l'etimologia sconosciuta della parola non ha consentito
di tradurre adeguatamente il termine, lasciando dubbi e perplessità
tra tutti coloro che si sono accíntí a questo impegno.
A tal proposito sono state interessate l'Ambasciata di Turchia
in Italia e l'Amministrazione Comunale di Carotino, paese albanofono
in provincia di Taranto, senza ricevere alcuna risposta. Sarà
interessata la più alta autorità religiosa dei cattolici italo
- albanesi di rito greco, capo della "Epachia", S.E.
il Vescovo di Lungro (Cs), con la speranza di dare fruttuosa e
definitiva traduzione al termine.
Ma, in attesa di qualche ulteriore informazione, si è continuato
nello studio etimologico dei termine. t noto che il culto della
Vergine dei Caroseno e la sua immagine (icona o statua) sono stati
portati in Albania, prima, ed in Italia, poi, da Giorgio Castriota
Skanderbeg. L'eroe, sposo di Androníca Comneno -della imperiale
dinastia ormai dissolta e senza più potere - dopo la battaglia
di Nis, abiurò la religione islamica e, riconvertitosi alla religione
cristiana, con al seguito la consorte, raggiunse l'Albania. Andronica
era di religione cristiana ed è quindi plausibile che il culto
della Vergine dei Caroseno possa essere stato portato, appunto,
dalla moglie dell'eroe, negando effetti a quella ridicola leggenda,
tanto cara in forma agiografica, per la quale fu Skanderbeg a
trafugare l'immagine da Costantinopoli. Pare, invece, molto più
praticabile l'altra ipotesi per la quale sia stata la consorte
e senza quelle inutili romanticherie della traslazione furtiva.
Ma, prescindendo da questi dati storici, improponibili perché
non provabili, è necessario stabilire se il termine attribuito
alla Madre di Dio - "caroseno" - sia di provenienza
turca, greca o albanese.
Escluderei la provenienza albanese, considerato che lo stesso
Conforti, esperto di lingua e tradizioni albanesi, manifestò qualche
perplessità in merito ad una adeguata traduzione e poi perché
se fosse di origine albanese, anche con qualche difficoltà, sarebbe
traducibile per noi e sicuramente sarebbe già stato tradotto e
tramandato dai nostri progenitori che avevano con la lingua albanese
della madrepatria maggiore dimestichezza.
Resta dunque da stabilire se è termine greco o turco.
Per la prima ipotesi propendono alcune novità, oggetto di accurata
indagine e, pertanto, potrebbe essere di origine greca:
perché il culto potrebbe provenire da Cherson (nella penisola
di Crimea) ove, in occasione della furiosa iconociastía decretata
da Leone Isaurico e dai suoi discendenti, furono trasferite tante
icone per evitare di andare incontro a sicura distruzione;
perché una icona della Vergine potrebbe essere stata venerata
in Costantinopoli, nella zona detta Porta di Carsio", una
delle porte delle mura a difesa della città imperiale di cui si
tramanda l'esistenza anche attraverso il resoconto di Liutprando,
vescovo di Cremona, in missione diplomatica per conto dell' imperatore
dei Sacro Romano Impero, Ottone di Sassonia, che sperava in una
unione dinastica dei due imperi mediante il matrimonio tra Romano
Il e sua nipote Edvige. Per la storia, vale la pena ricordare
che i risultati della missione diplomatica furono scarsi ed inconsistenti
e che il prelato rammentava, con qualche fastidio, di aver dovuto
attendere, per essere ricevuto dall'imperatore, sotto la pioggia,
riparandosi lungo le mura della "Porta di Carsio";
potrebbe essere, ancora, di origine greca, se rapportato alla
regione geografica detta "Ponto Euxino", l'odierno Mar
Nero: dal termine "euxino" potrebbe scaturire "caroseno".
Ma anche la seconda ipotesi è stata oggetto di specifica cura
e ricerca storica e, pertanto, potrebbe essere di origine turca:
dal termine "Kara lsa", ovvero Nera Salvatrice, riferito
alla Madre di Dio, Maria di Nazareth, in funzione salvifica poiché
generatrice dei Cristo e, pertanto, Madre di Dio. E noto
che l'iconografia orientale, al contrario della nostra tradizione,
rappresenta la Madre ed il Figlio con il volto bruno, caratteristico
dei nativi della Palestina;
potrebbe essere, ancora, di origine turca e quanto si va ad illustrare
è, a trascurabile parere di chi scrive, la ipotesi più verosimile
ed attendibile, anche in ragione della fruttuosa lettura dei volume
"Storia dell'Impero Ottomano" di Robert Mantran, nella
parte curata da Irene Beidiceanu. Ma per poter ottenere un qualche
significativo risultato, combinando la lettura dei volume menzionato
con le scame e scadenti conoscenza che, in forma diffusa, sono
appannaggio dei popolo di Greci, sarà necessario formulare un
postulato e cioè che il termine "caroseno" illustri
ed identifichi un riferimento geografico, favorendo un discorso
più rapido ed una soluzione verosimile. Infatti nella lingua albanese
al nome di Maria, Madre di Dio (Scent Marj) è accostato il genitivo
carusinit- complemento di denominazione, retto, sia
nella sintassi greca che in quella latina ed albanese, dal genitivo
- che induce a pensare possa veramente trattarsi di un luogo geografico.
Nella vecchia Misia o Focea, attualmente denominata lzmir, con
capitale prima Pergamo e poi Smime, già lo storico e geografo
greco Strabone (63 a.c. - 20 a.c.), famoso per la sua opera intitolata
Geografia", vasto trattato in 17 libri, molto importante
per la conoscenza dei mondo antico, cita una regione denominata
"Karesene", cosi chiamata dal nome dell'omonimo fiume
che l'attraversava il Karesus, zona che lambiva le sponde dei
Mar Egeo, occupata, alla stregua di tutta la regione, dei romani,compresa
nell'impero bizantino e che ebbe, all'atto dell'insediamento dei
Turchi, una qualche importanza politica con la formazione di un
regno indipendente detto Emirato dei Karesi, dal nome degli abitanti
della regione, citato dal viaggiatore e storico arabo Ibn Batutta.
A rigor di logica, nel rispetto della etimologia, è possibile
che questa ipotesi di provenienza sia la più verosimile, atteso
che, come invece nelle altre ipotesi, non è assolutamente necessario
svolgere interpretazioni ardite per ottenere il risultato sperato.
In conclusione ed in attesa delle informazioni che vorranno essere
fornite dal vescovo di Lungro, potrebbe essere questa la ipotesi
più plausibile e la più prossima alla realtà:
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