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S. Bartolomeo, con la Vergine
del Caroseno, protettori di Greci, fu uno dei dodici Apostoli.
Dopo la morte e la resurrezione di Cristo, predicò la Buona
Novella in India ed in Armenia Maggiore ove trovò la morte
ad opera del re dei luoghi nel 71 d.c., si ritiene il 24 Agosto. |
Dopo la morte il suo corpo fu recuperato dai fedeli che lo seppellirono
con tutti gli onori. Delle spoglie del santo martire non si hanno
più notizie, sebbene il culto progrediva, sino all'anno 410 quando
il suo corpo fu traslato a Martyropolis dal vescovo Maruta. Poi,
nell'anno 507 l'imperatore Anastasio I trasferì, ancora una volta
le spoglie a Darae in Mesopotamia o, secondo altre fonti, ad Anastasiopoli
in Frigia. Nell'anno 580 le reliquie del santo giunsero nell'isola
di Lipari dove restarono più di due secoli finché, nell'anno 838,
Sicardo, principe di Benevento, accorso in aiuto degli isolani
minacciati dai saraceni, trasferì le spoglie a Benevento, capitale
del ducato. Alla fine del X secolo, le reliquie furono, per ordine
dell'imperatore Ottone III, traslate nell'isola Tiberina , in
Roma, ove aveva costruito un tempio poi denominato Sanctus Bartholomeus
a domo Ioanni Cayetani, perché adiacente ad una dimora della famiglia
Caetani. Correva l'anno 1029.
Tuttavia i beneventani hanno sempre sostenuto che l'imperatore
avesse ottenuto delle false reliquie, poiché non vollero privarsi
delle memorie del loro santo patrono. La disputa tra Roma e Benevento
continuò sino al 1740 quando si convenne tra la Curia Romana e
quella Arcivescovile sannita che entrambe le città possedevano
parte delle reliquie del santo. Questo componimento pacifico fu
propiziato, nell'anno 1729, dal papa Benedetto XIII che, consacrando
la nuova basilica di S. Bartolomeo in Benevento, aveva traslato
egli stesso e sulle proprie spalle i resti del santo che erano
stati ospitati, nel frattempo, nel Duomo cittadino, a causa della
distruzione della antica basilica per un terremoto avvenuto nell'anno
1702. Ma non tutto il corpo del santo riposa nella basilica sannita
e nella chiesa romana sull'isola Tiberina a lui dedicate. Si dice,
infatti che il teschio era conservato. sin dal 1238, nel Duomo
della città tedesca di Francoforte.
Allorché gli abitanti di Greci, albanesi di culto greco-cattolico,
accettarono il culto cattolico romano, adeguandosi al medesimo,
la Curia Arcivescovile di Benevento diede ai nuovi fedeli un protettore
che fu, ovviamente, S. Bartolomeo, protettore della Arcidiocesi
Sannita a cui Greci fu aggregata.
Su S. Bartolomeo poco ci riferiscono i Vangeli sinottici e rivelati
eccetto la sua menzione nell'elenco degli Apostoli, dove viene
associato a Filippo, suo inseparabile amico. Nel Vangelo secondo
S. Giovanni, il nome di Bartolomeo è assente, sostituito con quello
di Natanaele, sempre associato a quello di Filippo, la quale cosa
lascia intendere che Bartolomeo e Natariaele possano essere la
identica persona, essendo Natanaele il nome proprio del Martire
e Bartolomeo il patronimico, derivante quest'ultimo, dall'aramaico
Bar Tolmaj che si traduce in "figlio di Tolmai".
L'Evangelista Giovanni riferisce che l'Apostolo era nato a Cana,
in Galilea. Un giorno il suo inseparabile amico Filippo gli riferì
di aver trovato in Gesù di Nazareth, figlio di Giuseppe, colui
che le scritture ed i Profeti chiamano il Messia.
Bartolomeo rappresentò i suoi dubbi, ma Filippo che aveva conosciuto
già il Messia si limitò a dirgli di seguirlo per vedere ciò che
egli aveva già visto.
Quando Gesù vide Natanaele-Bartolomeo venirgli incontro lo salutò.
" Come fai a conoscere il mio nome T" - disse il santo.
E Cristo disse: "Prima che Filippo ti chiamasse, io già ti
avevo visto sotto il fico". Convinto dalle parole ed illuminato
dal fervore nascente, il Martire disse: "Rabbi, tu sei il
Figlio di Dio, tu sei il re di Israele" e non lo abbandono
più.
Durante le drammatiche vicende che portarono alla morte Gesù,
nulla viene detto su S. Bartolomeo e anche dopo la Pentecoste
non si hanno notizie certe su di lui. La tradizione gli attribuisce
lunghi viaggi missionari in Oriente, particolarmente in India
e in Armenia, dove trovò il martirio.
La morte del santo, secondo la tradizione orientale, avvenne
per crocifissione; il Martirologio di Rabano Mauro e quelli di
Adone e Usuardo propendono per morte per decapitazione. Isidoro
di Siviglia e il Venerabile Beda, nel suo Martirologio, sostengono
la morte per mezzo di decorticazione o scuoiamento.
Ed è proprio questo orribile martirio ad aver ispirato la iconografia
del santo che appare raffigurato denudato e legato ad un tronco
di albero, mentre è sottoposto al supplizio.
Ma se i Vangeli sinottici poco rivelano sul santo, gli scritti
apocrifi del Nuovo Testamento tramandano vicende, fatti e storia
che il Canone non contempla né autorizza.
Nel Vangelo Arabo dell'Infanzia, si narra che una donna aveva
un proprio figlio molto malato ed in procinto di morire. Lo portò
alla Vergine Maria, chiedendole aiuto. La Madonna si impietosì
e pose il bimbo morente a riposare, nel letto, accanto al proprio:
istantaneamente il bimbo fu risanato da Gesù e guarì. Era Bartolomeo
di Cana.
La tradizione non canonizzata gli attribuisce anche un apocrifo
detto Vangelo di Bartolomeo, in cui l'Apostolo interroga Gesù
sui misteri della fede, sia prima che dopo la passione del Messia.
Ma i testi che ispireranno, l'abate Luigi Lauda nella redazione
del dramma tragico-lirico sulla morte di S.Bartolomeo, ad incremento
del culto del Martire , sono le Memorie Apostoliche di Abdia,
dal nome del primo vescovo di Babilonia, consacrato direttamente
dagli Apostoli e la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine. In queste
due opere, di cui alla prima è negata l'autenticità, si narra
che l'Apostolo giunse in India, quella che è "il termine
dell'Asia", verosimilmente identificabile nell'Armenia, per
predicare il Verbo. Un giorno Bartolomeo entrò in un tempio dove
in una statua di Astaroth o Astarte - dea della fecondità- dimorava
un demone che si diceva fosse capace di curare la impotenza e
di rendere la vista ai ciechi. L'arrivo del santo paralizzò l'azione
del demone e i malati, alla ricerca della guarigione, si portarono
presso un altro tempio ove dimorava un altro demone di nome Beiret.
Questi rilevò ai malati che il responsabile della perdita dei
poteri dei demone di Astaroth era un tale Bartolomeo, uomo di
pelle bianca, protetto dagli angeli del Signore.
Nella sua azione di contrasto all'angelo del male, Bartolomeo,
frattanto, aveva liberato dal maligno una indemoniata. Quando
il re Polimio, il cui nome è ricordato nella Passione di Santo
Emidio di Ascoli, seppe della miracolosa guarigione, lo mandò
a chiamare per guarire una propria figlia che si riteneva essere
vittima del maligno. Bartolomeo la guarì, liberandola dal demone
che si era impossessata di lei.
Il re Polimio, per ricompensarlo, voleva offrire al Santo ore
e preziosi, ma non riuscì a trovarlo. Quando le ricerche risultarono
definitivamente vane, l'Apostolo riapparve a Polimio, dicendogli
che la sua cura non era quella di affastellare ricchezze, ma seminare
la parola di Dio, iniziandolo, qundi, ed istruendolo alla religione
cristiana. Il mattino seguente, alla presenza del re Polimio e
del popolo. Bartolomeo sconfisse il demone che dimorava in Astaroth.
mettendolo in fuga.
Allora il re, la sua famiglia, la corte ed il popolo gli credettero
e furono battezzati.
Frattanto i sacerdoti della antica religione si erano riuniti
presso la corte del re Astiage, fratello maggiore di Polimio e
gli riferirono la conversione del fratello alla nuova religione,
che metteva in pericolo ed usurpava la religione tradizionale.
Astiage, indignato e poco incline a vedere mutato il quadro politico
e religioso per colpa di questo straniero, ordinò di trovare Bartolomeo
e portarlo alla sua presenza. Ma mentre il re Astiage impartiva
questi ordini, un ministro si portò da lui e gli riferì che l'idolo
locale Baal Harnad era caduto frantumandosi, al cospetto dello
straniero. Astiage, colto da un fremito ossessivo, ordinò la punizione
dello straniero e la sua decapitazione che avvenne subito dopo.
Così, rammenta la Leggenda Aurea, moriva il santo taumaturgo.
A Polimio, ormai convertito alla nuova fede, non restò che recuperare
il corpo del Martire e seppellirlo con tutti gli onori. Era l'anno
71 d.c.
La Chiesa annoverava un nuovo santo e Greci un nuovo Patrono.
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