Tradizioni

 


 

Al termine della celebrazione del matrimonio in Chiesa, una volta con rito greco-ortodosso, ora con rito latino-cattolico, in corteo gli sposi e gli invitati usano andare a casa dello sposo. All'ingresso la madre di costui, dopo aver legato insieme le teste degli sposi con un nastro di seta, offre a questi un pezzo di pane, mentre il padre porge ai novelli sposi del vino, da bere entrambi in unico boccale, che subito viene ridotto in frantumi, perché nessun altro possa bervi, ad indicare la fedeltà reciproca voluta dal Sacramento del Matrimonio.

I più stretti parenti del morto piangono e a voce alta in lingua abanofona, alla maniera degli antichi greci (vedi tragedie greche), declamano le virtù ed i pregi del defunto.

 Il   due novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, si usa mangiare, bollito il cosiddetto "Cicc quet” (grano misto a granone e zucchero).

Il Venerei Santo si ripropone in Chiesa la tradizione del canto epico Arbereshe della “Kalimera”, un canto questo che, con motivo fra la menia ed il pianto, rievoca la passione di N.S. Gesù Cristo ad iniziare dall’Ultima Cena e fino alla morte in Croce. Il Canto è in arbereshe, ma, laddove si va ad intaccare un Dogma di Fede (quale ad esempio Cristo Vero Dio e Vero Uomo), il canto si esprime in lingua italiana, in modo che tutti comprendano e siano consapevoli che è un atto di fede.

Le donne usano portare i pesi in spalla e non sulla testa, come usano le donne dei paesi vicini.